Southern Messina /Messina del Sud

MESSINA: THE GATE OF SICILY

Located in the NorthEast corner of the island, the city of Messina was founded in the 8th century BC by Greek colonists and was named after the Greek city of Messene. Due to its central location in the Mediterranean, Messina, like much of the rest of Sicily, was conquered and ruled by a number of different powers over the centuries--Greeks, Carthaginians, Mamertines, Syracusans, Romans, Goths, Byzantines, Arabs, Normans, English, Spanish--each contributing to the melting pot of cultures that has helped to create the Messinese identity. To this day, the city heralds art and architectures that demonstrate a wide variety of styles, while local dialects that reflect the influence of the numerous conquering parties over the years. In particular, Messina and Sicily are known for their contributions to ceramic arts and Sicilian puppet theatre.

Italy was unified for the first time in the 19th century, although the Risorgimento experienced revolt and unrest from the South. In 1847, Messina became one of the first cities in Italy where open riots opposing unification efforts broke loose. Under unification, the Sicilian economy suffered under new taxation, imposed political structures, and competition from the more industrialized North. The already weak economy of the Mezzogiorno (the term for Southern Italy; literally translates to midday) was completely destroyed by the imposition of the North's free market economy. Furthermore, the Kingdom of Two Sicilies at the time of unification in 1860 still held primarily to a feudal system, with underdeveloped roadways, poor public hygiene, and the highest illiteracy rate in Italy, at 87%. For years following the completion of unification in 1861, Sicily was held under martial law by the North with thousands of people executed, villages destroyed, and tens of thousands of people imprisoned. The repression of Sicily by the North led to two crucial aspects of Sicilian history: an unprecedented wave of emigration, and the formation of organized crime.

In addition to political and economic hardship, Messina has also suffered due to the preponderance of natural disaster, primarily due to its close proximity to the active volcano, Mount Etna, and location on the boundary zone of the African continental plate.  Earthquakes leveled the historic city in 1783, 1894, and most famously in 1908, when on December 28th, a 7.1 magnitude earthquake and 39-foot tsunami left the city nearly completely destroyed. Although the earthquake lasted only 30 to 40 seconds, up to 200,000 people were killed and the destruction spanned approximately 186 miles. Further destruction took place during Allied forces bombardments in the Second World War. 

Despite suffering extraordinary hardship throughout history, Messina and its surrounding province is also home to an extensive and rich culture as one of the oldest surviving port cities in the world, with "survivor" as the most apt term for this hardy city and its people. Historically, Messina is still rich in significance. It is the city in which William Shakespeare chose to set Much Ado About Nothing, as well as the home of the University of Messina, the first Jesuit university founded by Saint Ignatius Loyola himself. Homer's courageous Odysseus lost much of his crew to the Strait of Messina's monster, Scylla, and her counterpoint Charybdis on the Calabria side. The Norman style Cathedral of Messina remains an important historic site, and is home to one of the largest astronomical clocks in the world, as well what was at the time of construction in 1933 the largest automaton clock in the world, built by Ungerer Brothers of Strasbourg. To this day, tourists gather in the Cathedral plaza everyday at noon to watch the clock give its 15 minute performance. Messina is also home to a stunning naturally occurring harbor, which remains one of the most important ports in the Mediterranean and has seen a tremendous growth in cruise traffic in recent years. 

 

 

 

MESSINA: IL CANCELLO DELLA SICILIA

Situata nell'angolo nord-est dell'isola, la città di Messina è stata fondata nel 8 ° secolo aC da coloni greci e ne trae il nome dalla città greca di Messene. Grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo, Messina, come gran parte del resto della Sicilia, fu conquistata e governata da un certo numero di diverse potenze nel corso dei secoli - Greci, Cartaginesi, Mamertini, Siracusani, Romani, Goti, Bizantini, Arabi, Normanni, Inglesi, Spagnoli – ognuno a contribuire al melting pot di culture che ha contribuito a creare l'identità messinese. A tutt'oggi, la città mostra arte e architetture che dimostrano una grande varietà di stili, mentre dialetti locali riflettono l'influenza delle numerose parti di conquista nel corso degli anni. In particolare, Messina e la Sicilia sono noti per il loro contributo alle arti della ceramica e per il  teatro delle marionette siciliane.

L'Italia è stata unificata per la prima volta nel 19 ° secolo, anche se il Risorgimento fu vissuto tra rivolte e disordini da sud. Nel 1847, Messina divenne una delle prime città in Italia dove si scatenarono rivolte opposte agli sforzi di unificazione. Sotto l'unificazione, l'economia siciliana ha sofferto sotto una nuova imposizione fiscale, ha subito imposizioni da strutture politiche, concorrendo come una regione  più industrializzata del Nord. La già debole economia del Mezzogiorno venne completamente distrutta con l'imposizione di un'economia di libero mercato del Nord. Inoltre, il Regno delle Due Sicilie al momento della unificazione nel 1860 possedeva ancora principalmente un sistema feudale, con strade sottosviluppate, scarsa igiene pubblica, e il più alto tasso di analfabetismo in Italia, all’ 87%. Per anni dopo il completamento dell'unificazione nel 1861, la Sicilia si è sottomessa sotto la legge marziale da parte del Nord con migliaia di persone giustiziate, villaggi distrutti, e decine di migliaia di persone imprigionate. La repressione della Sicilia da parte del Nord ha portato a due aspetti cruciali della storia siciliana: un'ondata senza precedenti di emigrazione, e la formazione di criminalità organizzata.

Oltre alle difficoltà politiche ed economiche, Messina ha anche sofferto a causa della preponderanza di calamità naturali, dovuti principalmente alla sua vicinanza con il vulcano attivo, l'Etna, e la posizione sulla zona di confine della placca continentale africana. Terremoti hanno livellato la città storica nel 1783, nel 1894, e il più famoso nel 1908, quando il 28 dicembre, un terremoto di magnitudo 7.1 e 39 piedi tsunami ha lasciato la città quasi completamente distrutta. Anche se il terremoto è durato solo da 30 a 40 secondi, morirono fino a 200.000 persone e la distruzione attraversò circa 186 miglia. Ulteriore distruzione ebbe luogo durante i bombardamenti delle Forze Alleate nella Seconda Guerra Mondiale.

Nonostante la sofferenza di straordinaria difficoltà nel corso della storia, Messina e la sua provincia sono anche sede di una vasta e ricca cultura come una delle più antiche città portuali a sopravvivere nel mondo, definita "Survivor", come il termine più adatto per questa resistente città e la sua gente. Storicamente Messina è ancora ricca di significato. E' la città in cui William Shakespeare ha scelto di impostare “Molto rumore per nulla”, così come la sede dell'Università degli Studi di Messina, la prima università dei Gesuiti fondata da Sant'Ignazio di Loyola, o dove il coraggioso Ulisse di Omero perse gran parte del suo equipaggio nel mostruoso Stretto di Messina, verso Scilla e il suo contrappunto Cariddi sul lato della Calabria. Lo stile della Cattedrale normanna di Messina rimane un importante sito storico, ed è sede di uno dei più grandi orologi astronomici del mondo, come pure quello che è stato al momento della costruzione nel 1933 il più grande orologio automatico al mondo, costruito dai Fratelli Ungerer di Strasburgo. Fino ad oggi, i turisti si riuniscono nella cattedrale in piazza tutti i giorni a mezzogiorno per guardare l'orologio dare la sua performance di 15 minuti. Messina è anche sede di un splendido porto naturale che rimane uno dei porti più importanti del Mediterraneo e ha visto un enorme crescita del traffico da crociera negli ultimi anni.


I BORGHI DELLO STRETTO

La zona a sud della città, lungo lo stretto di Messina e la costa ionica, è considerata una delle più importanti e più densamente popolate regioni del Sud Italia. Situati tra le montagne e il mare, questi villaggi di Messina sud, anche se di popolazione piccola, hanno molto da offrire in termini di bellezza e cultura. Anche se sono meno frequentati dai turisti in cerca di città più riconoscibili e punti di riferimento, i villaggi minori siciliani offrono uno sguardo unico e festoso nella vita di tutti i giorni nel Sud agricolo.

Il nostro lavoro, in particolare, si concentra su una serie di villaggi conosciuti come Calonerò, dalla parola greca che significa "acqua buona". Questi piccoli villaggi, sparsi tra valli montane, sono interconnessi, ma ognuno mantiene la propria cultura unica con diverse celebrazioni e giorni di festa in onore di santi locali, con dialetti diversi e specialità culinarie che si celebrano come alimenti sacri in un festival conosciuto come sagra. La vita del villaggio è spesso incentrata intorno alla famiglia, con eventi religiosi come comunioni e battesimi che offrono regolare celebrazione comunitaria. Spesso le città sono costruite attorno a piazze, il più delle volte sono anche la sede della chiesa principale della città che di solito è chiamata secondo il santo patrono locale.
Negli ultimi anni questi villaggi e piccole città hanno sperimentato un esodo di persone in cerca di maggiori opportunità nelle città, ma fino al 18 ° secolo la storia siciliana è stata quasi interamente costituita da vita cittadina nel sistema feudale. Anche se oggi  grandi città come Messina e Palermo hanno i riflettori su di sé, la maggior parte delle persone che vivono in queste grandi città oggi vivevano nelle piccole città e villaggi fino al secolo scorso o due. Questi villaggi rurali più piccoli  sono il vero cuore e l'anima della cultura e della storia siciliana.

Fino all’Unificazione italiana non vi era alcuna lingua italiana standardizzata, e il dialetto in modo regionale era il vernacolo della gente. I dialetti siciliani in particolare mostrano una vasta gamma di influenze da conquiste da varie parti nel corso della storia, e molte persone in Sicilia ancora oggi parlano il loro dialetto regionale che può essere molto diverso da un villaggio all'altro. Dopo l'Unificazione, il volgare toscano del poeta Dante Alighieri divenne standardizzato italiano e insegnato nelle scuole, portando ad un calo della parlata siciliana tra le generazioni più giovani. Tuttavia, negli ultimi decenni, un ritorno di orgoglio locale ha portato diverse scuole a ricominciare ad insegnare le forme e la grammatica del dialetto siciliano parlato nelle scuole. Uno di questi è la scuola di San Placido Calonerò, sito ospite di Trinacria Theatre. Con il suo museo e enoteca dedicati alla gastronomia siciliana locale, San Placido rappresenta un baluardo della conservazione culturale siciliana.

Recentemente, nel 2009, una tempesta storica e la successiva colata di fango hanno causato danni significativi alle città lungo la costa ionica della Sicilia, riportando 31 persone uccise e più di 400 rimaste senza casa. Anche se le risposte iniziali al disastro erano lente, i villaggi di questa Southern Messina Calonerò hanno cominciato a ricostruire e ricrescere. Negli anni successivi la colata di fango, diversi villaggi hanno proposto un rinnovato interesse per i progetti di rivitalizzare la vita nelle piccole città siciliane.

La vita nei villaggi rurali di Messina Sud offre nulla ma panorami mozzafiato: l'aria fresca di montagna, la brezza del mare al largo dello Stretto di Messina, e una pace che porta gioia al cuore di un artista.

THE VILLAGES OF THE STRAIT

The area south of the city, along the Strait of Messina and the Ionian Coast, is considered one of the most important and most highly populated regions of Southern Italy. Nestled between the mountains and the sea, these villages of Southern Messina, though small in population, have much to offer in terms of beauty and culture. Although are less frequented by tourists seeking more recognizable cities and landmarks, the smaller villages of Sicily offer a unique and festive look into everyday life in the agricultural South.

Our work in particular focuses on a series of villages known as Calonerò, from the Greek word meaning "good water." These small villages, spread throughout three mountainous valleys, are interconnected, but each maintains their own unique culture with different feast day celebrations honoring local saints, different dialects, and culinary specialities, which are celebrated as sacred foods in a festival known as a sagra. Village life is often centered around the family, with religious events such as communions and baptisms offering regular communal celebration. Often towns are built around piazzas, which more often than not are also the home of the town's main church, which is usually named after the local patron saint.

In recent years, these smaller villages and towns have experienced an exodus of people seeking greater opportunities in the cities, but until 18th century, Sicilian history was nearly entirely made up of small town life in the feudal system. Although today large cities such as Messina and Palermo take the spotlight, most of the people who live in these larger cities today were living in the smaller towns and villages until the last century or two. These smaller rural villages are the true heart and soul of Sicilian culture and history.

Until Italian unification, there was no standardized Italian language, and so regional dialect was the vernacular of the people. Sicilian dialects in particular show a wide range of influences from conquering parties throughout history, and many people in Sicily today still speak their own regional dialect, which can be vastly different from one village to the next. After unification, the Tuscan dialect of writer Dante Alighieri became standardized Italian and taught in schools, leading to a decline in spoken Sicilian amongst younger generations. However, in the past several decades, a resurgence in local pride has led several schools to begin teaching the forms and grammar of spoken Sicilian dialect in schools. One such school is San Placido Calonerò, Trinacria Theatre's host site. With its museum and enoteca dedicated to local Sicilian gastronomy, San Placido represents a bastion of Sicilian cultural preservation.

Recently, in 2009, a historic storm and subsequent mudslide caused significant damage to the cities along the Ionian coast of Sicily, with a reported 31 people killed and more than 400 left homeless. Though initial responses to the disaster were slow, the villages of this Southern Messina Calonerò have begun to rebuild and regrow. In the years following the mudslide, several villages have put forward renewed interest in projects to revitalize life in Sicilian small towns.

Life in the rural villages of Southern Messina offers nothing but sweeping panoramas, fresh mountain air, the sea breeze off the Strait of Messina, and a peace that brings joy to the heart of an artist.

 

 

 

 

San Placido & Enoteca Provinciale Messina

Il Monastero

La storia del monastero benedettino di S. Placido Calonerò è iniziata nel 1376 quando la nobile famiglia siciliana di Vinciguerra ha dato ai monaci un feudo con un castello situato su una collina che domina la pianura "Santa Domenica", che domina l'intero Stretto di Messina . I monaci iniziarono gli adattamenti del castello lavorando fino alla metà del XV secolo, quando è stata costruito il portale prezioso in stile gotico-catalano, che può essere visto appena oltre l'arco di ingresso al monastero,. Durante questo periodo sono stati completati la Chiesa e l'Abbazia, diventando così il centro più importante dei Benedettini a Messina.

Dopo la scoperta, nel 1588, dei resti di S. Placido, fondatore dell'ordine dei Benedettini di Messina, l'edificio fu ricostruito in puro stile rinascimentale e fu ampliato (1589-1608), affidando il progetto ad architetti e operatori della scuola fiorentina, con l'inserimento di due grandi chiostri quadrati di oltre 30 m di lunghezza,che contengono al centro del chiostro Nord l'elegante tempietto ottagonale. Quest'ultimo è stato scelto come logo dell'Istituto "San Placido", e del vino D.O.C "Faro", prodotto dall'Istituto.

Il monastero nel 1633 fu abbandonato dai monaci, a causa della minaccia di incursioni dei pirati, che si rifugiarono in altre strutture all'interno delle mura della città, ma allo stesso tempo si continuò a produrre vino, olio, grano e carne per tutti i conventi dell'ordine benedettino.

Durante le rivolte contro gli spagnoli ei francesi, l'edificio è stato utilizzato dagli insorti come base militare, ma è stato gravemente danneggiato.

Nel 1866, dopo l'abolizione degli ordini monastici, il convento fu confiscato dallo Stato e, per trent'anni, è stato utilizzato come colonia penale. Nel 1898 una nuova ordinanza del governo ha dato il ruolo di una specifica istruzione agricola.

The Monastery

The history of the Benedictine monastery of St. Placido Calonerò begins in 1376 when the Sicilian noble family of Vinciguerra gave the monks a fief with a castle, located on a hill overlooking the "St. Domenica" plain, which dominates the entire Strait of Messina. The monks began adapting the castle, working halfway through the 15th century, which is when the precious portal in Gothic-Catalan style was built, which can be seen just beyond the arch of the entrance to the monastery. During that time, the church and the abbey were completed, and the monastery became the most important centre for the Benedictines in Messina.

In 1588, after the discovery of the remains of Saint Placidus, founder of the Benedictine order in Messina, the building was rebuilt in pure Renaissance style and was enlarged (1589-1608). The project was entrusted to architects and workers of the Florentine school, with the inclusion of two large square cloisters over 30m long, and the elegant octagonal temple in the middle of the North cloister. This temple was chosen as the logo of the San Placido Institute, and of the Faro D.O.C wine,  produced by the Institute.

The monastery was abandoned by the monks in 1633, due to the encroachment of pirate raids. They took refuge in other structures within the city walls, but continued to produce wine, oil, wheat, and meat for all convents of the Benedictine order.

During the revolts against the Spanish and the French, the building was used by insurgents as a military base, but was seriously damaged.

In 1866, after the abolition of the monastic orders, the convent was confiscated by the State, and for thirty years, it was used as a penal colony. In 1898 a new ordinance of the government gave it the role of an exclusive agricultural educational institute.

 


The Institute

The agricultural Institute "P. Cuppari” traces its origins from the “Royal School of Agriculture” founded in 1900. This institution quickly became the most specialized school for farming practice, and nowadays it is the home of the “Museum of Oil and Wine,” organized by the Institute in cooperation with the Provincial Winery, in a picturesque location inside the warehouses of the monastery.

In 1934 the institute became the "Practical School of Agriculture," and in 1946, after further vicissitudes caused by World War II, the “Agrarian Technical Institute” began hosted students from all over the province. Since c. 2000/01, courses of Agriculture, AgriFood, AgriBusiness, and Environmental Biotechnology have been held and attended by about 250 students.

The Institute has an expanse of land of about 30 hectares, which consists of 4.50 hectares of vineyard, and 5 hectares of olive, citrus, and fruit tree cultivation.

The winery, which was recently located within the ancient monastery, is where the red wine “San Placido Faro D.O.C." is produced.

The "Faro” is a D.O.C. (registered designation of origin) wine of the municipality of Messina, which is produced in small quantities but of great quality.

The production of Faro D.O.C wine contains 45% to 60% Nerello Mascalese grapes, 15% to 30% Nerello Cappuccio grapes, and 10% Nocera grapes; other grape varieties present in the wine include the Nero d'Avola, the Gaglioppo, and the Sangiovese for a maximum of 15%.

The Nocera grape determines the particularities of such a D.O.C. wine and characterizes the San Placido Faro wine.

L'Istituto

L’ Istituto Agricolo "P. Cuppari" trae le sue origini dalla "Scuola Reale di Agricoltura", fondata nel 1900. Questa istituzione, in breve tempo è diventata la scuola più specializzata per la pratica agricola, ed oggi è la sede del " Museo dell’olio e del vino ", organizzato dall'Istituto in collaborazione con l'Azienda Provinciale, situato in una pittoresca posizione all'interno dei magazzini del monastero.

Nel 1934 l'istituto è diventato "Scuola di pratica per l’Agricoltura", e nel 1946, dopo ulteriori vicissitudini causate dalla seconda guerra mondiale, "Istituto Tecnico Agrario" ha ospitato studenti provenienti da tutta la provincia. Dal 2000/01, sono stati eseguiti corsi di Agraria e Agrifood "Agroalimentare" e "Biotecnologie ambientali". Hanno partecipato circa 250 studenti.

L'Istituto ha una superficie di circa 30 ettari, le cui parti sono divise in 4.50 Ha in vigneti e 5 Ha in coltivazione di ulivi, agrumi e alberi da frutto.

La cantina, recentemente locata nel monastero, dove è prodotto il vino rosso "San Placido" Faro D.O.C.

 Il "Faro" è un vino D.O.C. (denominazione di origine controllata), del comune di Messina, una piccola produzione ma di grande qualità.

La produzione di vino "DOC" FARO "contiene dal 45% al 0%, di uve Nerello Mascalese, dal 15% al 0% di uve Nerello Cappuccio e il 10% di uve Nocera; altri vitigni presenti sono il Nero d'Avola, il Gaglioppo e Sangiovese per un massimo del 15%.

L'uva Nocera determina le peculiarità di tale D.O.C. vino e caratterizza il vino "San Placido" FARO.

 


L'Enoteca: "Da Messina a San Placido Calonerò, un viaggio nel tempo e nello spazio, foriero di suggestioni e grandi emozioni."

L’Enoteca provinciale, inaugurata il 10 Ottobre 2010, è ricavata all’interno del Monastero di S. Placido Calonerò, considerato un raro esempio di opera rinascimentale presente nella provincia di Messina.

La location, da vetrina vocata alla promozione delle eccellenze del territorio, con particolare attenzione al patrimonio vitivinicolo ed enogastronomico, si trasforma in opportunità per il visitatore che avrà la possibilità di scoprire un percorso punteggiato da opere d’ arte e natura, custodito all’interno di un territorio di incantevole bellezza. 

La storia, la cultura ed il gusto si sposano in un indissolubile connubio di sentori e di aromi, tracciando un percorso che regala emozioni sensoriali attraverso la conoscenza dei “prodotti”, e dando vita ad un un progetto ambizioso che unisce le ricchezze di una terra forte ed accattivante.

Ne sono protagonisti i tre vini DOC di pregio, gli olii, le gastronomie tradizionali e le produzioni artigianali di ceramiche di Santo Stefano di Camastra.

Entrando nell’Enoteca si ha la possibilità, attraverso il “percorso museale del vino e dell’olio”, di avere un primo approccio con la conoscenza dei prodotti basilari che costituiscono la dieta mediterranea, raccontati attraverso una mostra tematica che presenta l’evoluzione nel tempo delle metodologie di lavorazione, dalle tecniche originarie ai sistemi innovativi di trasformazione, migliorandone la qualità ed esaltandone le proprietà organolettiche e le diversità biologiche. 

The Enoteca: "From Messina to San Placido Calonerò, a journey through time and space, full of splendor and emotion."

The provincial wine cellar (Enoteca) opened in October 10th, 2010 inside of the Monastery of St. Placido Calonerò, which is considered a rare example of Renaissance work in the province of Messina.

The location is a showcase devoted to promoting the eminence of the territory, with particular attention to wine and food heritage. The Enoteca provides opportunities for visitors to discover a path characterized by works of art and nature, from a land of enchanting beauty.

History, culture, and taste come together in an indissoluble union of flavors and aromas, tracing a path ripe with emotion. The Enoteca gives life to an ambitious project which combines the richness of a strong and attractive land with an intimate knowledge of its artisanal products.

The protagonists are the three D.O.C. wines of great value, the extra virgin olive oils, the traditional gastronomy, and the handcrafted ceramics of Santo Stefano di Camastra.

Entering the Enoteca, the "Wine and Oil Museum" Tour gives visitors a chance to develop a first-hand knowledge of the basic products that make up the Mediterranean diet, told through a thematic exhibition which presents a chronological evolution of the processing methods, from original techniques to the innovation of new processing systems, which have improved the quality and enhanced the organoleptic properties and biological diversities.

 

Victor Emmanuel Theatre /Teatro Vittorio Emanuele

The THEATer OF AMMUNITION 1827 - 1836

By the year 1827, the Decurionate of the city of Messina had been pleading with the Bourbon crown "for many years deploring the lack of [...] a theater in prosperous condition." But for a number of reasons, primarily financial reasons, its implementation had been impeded.

At first, plans were made to remodel the old and dilapidated Ammunition Theater, so called because the space was reclaimed in the first half of the eighteenth century from a large storage room for weapons and ammunition. Later, it was decided to destroy the entire building instead and rebuild a new theater on the same land that bore the same name.

To this end, Andrea Arena and Antonio Tardì, the most influential architects in Messina at the time, were consulted. They were awarded a contract with a rough estimate in order to enable construction of the new building. It was decided that a competition would be held so as to choose the most suitable project, with invitations sent to all architects in the Kingdom of the Two Sicilies. Many competed, but even after controversies and compromises, the Neapolitan Pietro Valente prevailed.

IL TEATRO DELLA MUNIZIONE 1827 – 1836

Fin dal 1827 il Decurionato della città di Messina aveva chiesto alla corona borbonica “da molti anni deplorandone il difetto, […] un teatro condegno alle fiorenti condizioni sue”. Ma diverse ragioni, non ultima quella finanziaria, ne avevano impedito l’attuazione.

In un primo tempo si pensò di riadattare il vecchio e malagevole Teatro della Munizione, così detto perchè ricavato nella prima metà del Settecento da un’ampia sala dove si conservavano le armi e le munizioni. In seguito si deliberò di abbattere invece questo intero edificio per ricostruire sulla medesima area un nuovo teatro che portasse lo stesso nome.

A tal fine si interpellarono Andrea Arena e Antonio Tardì, i più autorevoli architetti messinesi del tempo. Ad essi fu assegnato l’appalto per una stima di massima onde consentire la realizzazione del nuovo fabbricato. Si stabilì quindi di bandire un concorso, cui furono invitati tutti gli architetti del Regno delle Due Sicilie, sì da scegliere il progetto più idoneo. Concorsero in molti. Prevalse su tutti, sia pure dopo polemiche e compromessi, il napoletano Pietro Valente.


IL REAL TEATRO DI MESSINA 1836 – 1841

Nel giornale “Il Faro” del 29 giugno 1836 il pubblicista messinese Carlo Gemelli, prendendo spunto da una polemica con un ignoto viaggiatore che lamentava “di avere i messinesi gusto pe’ divertimenti e per ogni sorta di piaceri, meno che di teatro”, replicava: “Sappia il nostro censore che l’aver noi un ‘infelicissimo’ teatro, ciò non porta quella sua ‘gentile illazione’ di non avere i messinesi alcun gusto teatrale. Venga egli a vedere come presso di noi la musica è universalmente coltivata, vegga i progressi che la nostra Filarmonica Società ha fatto nel breve periodo di pochi anni nella sublime scienza musicale, e poscia scriva di noi di non aver nessun gusto per il teatro. Ma ci dica pure, dipende dalla volontà del pubblico l’aver egli un buono o ‘infelicissimo’ teatro?”.

'L'infelicissimo’ teatro era quello della Munizione, che Giuseppe La Farina nella sua guida del 1840 Messina e i suoi monumenti, così descriveva: “[…] tenuto per teatro bellissimo, come i nostri storici, e particolarmente il Gallo, lo addimandono. Oggi è reputato opera sconcia e barbara. I corridoi sono angustissimi, le scale incomode e meschine, la platea lunga e disarmonica”. Lo storico e uomo politico messinese poi concludeva, in accordo col Gemelli e con quanti altri nei periodici cittadini si erano levati contro le ingiuste accuse circolate nel continente: “Male però farebbe chi volesse da ciò argomentare il gusto dei messinesi per la musica. Il bisogno di un più ampio e più accomodato teatro è stato da molti anni sentito, ed il desiderio è venuto crescendo col tempo, e pare oggi voglia essere appagato, oggi ch’è stato prescelto il locale delle antiche carceri per un novello teatro […]”.

Infatti il 2 ottobre 1838 Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, aveva inviato all’Intendente del Vallo di Messina, don Giuseppe De Liguoro, un rescritto con cui ordinava la costruzione di un teatro nell’area delle vecchie carceri. Escludendo l’antico progetto di utilizzare lo spazio del vetusto La Munizione – spazio assai limitato, su un terreno in pendenza e a ridosso di numerose abitazioni private – fu presa in considerazione l’area che si sarebbe potuta ricavare dalla demolizione delle vecchie carceri borboniche, site sulla centralissima via Ferdinanda.

Nuoceva assai al decoro della città che una tale costruzione, e ancor più i suoi ‘ospiti’ che si affacciavano dalle inferriate, insistesse su quella elegante e affollata strada. Il rescritto, firmato dal ministro degli Interni barone Nicola Santangelo, fu pubblicato il 9 ottobre 1838 sul “Giornale dell’Intendenza della Provincia di Messina”. Esso così iniziava: “S.M. il Re N.S. desiderando di veder soddisfatto il voto unanime della città di Messina per la pronta costruzione di un teatro, e volendo ad un tempo, che questa nuova opera contribuisca in particolar modo ad accrescere il decoro, ed il lustro di sì bella città, e che soddisfi ancora al bisogno della sua numerosa popolazione, ed a ciò che esige in opere di questa natura la perfezione dell’arte, e l’attuale incivilimento; vista l’ultima deliberazione decurionale riguardante la proposta di un sito più adattato a costruirvi un teatro, ha fatto esaminare diligentemente le diverse idee, che si presentavano principalmente intorno alla scelta di tale sito.

Dopo matura ponderazione, ha quindi S.M. risoluto, che il Teatro della città di Messina sia costruito nell’edifizio, che attualmente è addetto ad uso di prigione centrale di cotesta provincia; e perché possa sollecitamente intraprendersene la costruzione, ha ordinato, che i detenuti sieno provvisoriamente trasferiti nel così detto castello di Roccaguelfonia, altrimenti appellato, di Mata-grifone, pagandosi dal comune una competente pigione annuale ai PP. di S. Nicola degli Scalzi a’ quali trovasi ceduto”. L’area ricavata dalla demolizione delle carceri risultò di circa 2.971 metri quadrati. Anche questa volta su tutti prevalse il progetto dell’architetto napoletano Pietro Valente. Nella nomina non gli fu estraneo “lo sfacciato favore” del ministro degli Interni Santangelo. Pietro Valente venne quindi nominato “architetto direttore”, mentre il messinese Carlo Falconieri gli fu affiancato come “architetto di dettaglio”.

Coerentemente con il primo progetto presentato nel 1827, il Valente offrì alla cittadinanza messinese un edificio che tutti apprezzarono, come scrisse l’architetto e storico napoletano Camillo Napoleone Sasso: “In somma la pianta di questo teatro è tra le più studiate di quante se ne trovano in Europa, e noi osiamo dichiararlo francamente e senza timore di essere smentiti. Quale vista non dovrà fare quel teatro nelle grandi feste, con quel magnifico ingresso con le gallerie laterali aperte, ed in comunicazione con la sala alle spalle del palcoscenico, e l’altra sala sopra i due vestiboli?”.Il progetto definitivo di Pietro Valente fu redatto nel 1840, e corredato di un “Stato estimativo di tutti i lavori bisognevoli per la costruzione del nuovo Real Teatro della Città di Messina”.

Nel “Discorso pronunziato dall’Intendente di Messina nell’apertura del Consiglio Provinciale dell’anno 1841″, il commendatore De Liguoro così evidenziava: “Non potrei meglio conchiudere la parte riguardante l’articolo sulle opere pubbliche che col darvi il grato annunzio di essersi S.M. il Re N.S. degnata col Real Rescritto del 31 dello scorso marzo di approvare la pianta, i profili, il progetto e lo stato estimativo del novello teatro da costruirsi in questa città stabiliti dall’architetto Valenti con l’importo di ducati 1.000.207, come pure i fondi proposti dal Decurionato per far fronte alla spesa. Sarà questa un’opera veramente degna della magnificenza e della gloria del regno Augusto dell’ottimo Principe che ci governa, ed un perenne monumento del suo amore verso i messinesi”.

THE Royal THEATer OF MESSINA 1836 - 1841

In the newspaper Il Faro, on June 29, 1836, inspired by a controversy with an unknown traveler who complained that "the people of Messina have taste for entertainment and every sort of pleasure, except for theatre," the Messinese publicist Carlo Gemelli replied, "Our censor knows that we have an 'unhappy' theater, but it does not then proceed, as according to his 'kind inference,' that the people of Messina do not have theatrical taste. If one comes to see how music is universally cultivated, he may see the progress that our Philharmonic Society has made in sublime musical science in the short period of a few years, and afterwards, he may write to us that we have no taste for the theater. But, please, tell us, does it depend on the will of the public to have a good or an 'unhappy' theater?"

The "unhappy" theater was that of Ammunition, which Giuseppe Farina in his 1840 guide to Messina and its monuments described as: "[...] held as a beautiful theater by our predecessors, and particularly by Gallo, today it is considered an indecent work and barbaric. The corridors are very narrow, the stairs uncomfortable and wretched, the orchestra area long and disharmonious." The Messinese historian and politician then concluded, in agreement with The Twins and many other citizens' periodicals that had risen against unjust accusations circulated around the continent: "Wrong, however, would be those who argue that Messina lacks a taste for music. The need for a broader and more accommodating theater has been felt for many years. The desire has been growing with time, and it seems soon to be satisfied, as the location of the old prison has recently been chosen for a new theater [... ]."

In fact, on October 2, 1838, Ferdinand II of Bourbon, King of the Two Sicilies, had sent a review to the Agent of the Wall of Messina, Don Giuseppe De Liguoro, in which he ordered the construction of a theater in the old prison. Ruling out the possibility of the old plans to use the space of the venerable Ammunition - which was a very limited space, on a slope and near a number of private homes - a new area was considered, one that could be obtained from the demolition of the old Bourbon prison site on the central Via Ferdinanda.

The building compromised the decorum of the city, and even more so because its "guests" insisted on overlooking the elegant and crowded street from the railings. The review, signed by the Minister of the Interior, Baron Nicola Santangelo, was published on October 9, 1838 in the Journal of the Inland of the Province of Messina. It began: "S.M. King N.S., desiring to see fulfilled the unanimous vote of the City of Messina for the prompt construction of a theater, and simultaneously hoping that this new work will contribute in particular to enhancing the beauty and luster of so beautiful a city, satisfying the needs of its large population, and whatever other requirements for works of this nature for the perfection of art and the present civilization; viewed the latest resolution of the decurial regarding the proposal for a more customized site to build a theater, did diligently examine the different ideas, which were mainly presented around the choice of this site.

"After due consideration, the S.M. has resolved that the theater of the city of Messina shall be constructed in the building currently charged for use as the central prison in Cotesta province; and so that construction can be promptly undertaken, has ordered that prisoners be provisionally transferred to the so-called castle of Roccaguelfonia, otherwise called Mata-Griffone, paying the municipality a substantial annual rent to the PP. St. Nicholas of the Barefoot for the transfer." The area obtained by the demolition of the prison amounted to about 2,971 square meters. At this time, prevailing above all on the project was the Neapolitan architect, Pietro Valente. In the appointment, he was no stranger to the "the cheeky favor" of the Interior Minister Santangelo. Pietro Valente was therefore appointed as the head architect, while the Messina architect Carlo Falconieri joined as "architect of details."

Consistent with the first draft presented in 1827, Valente offered Messina citizens a building acclaimed by all, as written by the Neapolitan architect and historian Camillo Napoleone Sasso: "In short, the plan for this theater is one of the most widely studied to be found in Europe, and we venture to declare it frankly and without fear of contradiction. Won't it be a sight, that theater with large gatherings, with that magnificent entrance with the open side galleries, and in conversation with the hall to the back of the stage, and the other room over the two vestibules?" Pietro Valente's final draft was drawn up in 1840, and was accompanied by a "state estimate of all necessary works for the construction of the new Royal Theatre of the City of Messina."

In the "Discourse pronounced by the Intendant of Messina on the opening of the Provincial Council of the year 1841", Don Liguoro noted: "We could not better conclude the part of this article on public works than by giving you the welcome tidings that the SM King N.S. deigned with the Royal Decree on March 31st last year to approve the plan, the profiles, the project, and the state estimate of the new theater to be built in this city by the architect Valenti, in the amount of 1,000,207 ducats, as well as the funds proposed by Decurionate to meet the expense. This work will be truly worthy of the magnificence and glory of the reign of Augusto, the excellent prince who governs us, and a perpetual monument to his love for the people of Messina."


IL TEATRO SANTA ELISABETTA 1842 – 1852

Il teatro di Messina fu espressione delle nuove esigenze dell’élite peloritana, ma anche della volontà di Ferdinando II e del suo ministro degli Interni Nicola Santangelo di potenziare una politica di lavori pubblici con grandi opere di rappresentanza a scapito delle più necessarie riforme economiche. Esso fu quindi edificato in un momento di distensione politica nei rapporti tra la cittadinanza ed i Borboni. Al plauso pubblico il sovrano rispose restituendo a Messina, “città fedelissima”, più ampi margini di libertà culturale. La concessione del teatro, che sanciva questo nuovo corso politico, appagava nel contempo un’assai sentita esigenza di spazi culturali.

La posa della prima pietra del ‘novello Teatro’ di Messina, intitolato a Santa Elisabetta in omaggio a Maria Isabella di Spagna, madre di Ferdinando II, avvenne il 23 aprile 1842. La solenne cerimonia si compì alla presenza delle massime autorità. Lo stesso Pietro Valente pronunciò il discorso inaugurale “che destò le meraviglie di ognuno; perché nel vero era ben nuovo che un architetto adempisse cosa tanta aliena dalla sua arte”. I lavori di costruzione durarono oltre dieci anni. Essi furono appaltati alla Ditta Antonino Manganaro per la somma complessiva di 140.000 onze, e furono diretti personalmente dal Valente. Nei primi mesi del 1845, infatti, Carlo Falconieri sarebbe stato definitivamente esonerato dall’incarico di “architetto di dettaglio”. Agli inizi del 1843 risultavano già “eseguite le fondazioni di tutt’i muri laterali dello intero portico, del vestibolo, della curva della platea sino alla bocca d’opera del proscenio non restando a farsi che le fondazioni del solo lato occidentale del Teatro che chiude il palco scenico per compirsi le fondamenta dell’intero teatro”. L’anno seguente l’Intendente De Liguoro annunziava con soddisfazione: “La costruzione del novello Teatro di Messina va sempre più progredendo; le pareti esterne, il vestibolo, e gli altri ambienti sono già elevati sin alla prima impalcatura, e gli ambulacri e la curva della sala saliscono al quarto ordine de’ palchi. Non si cessa di portar innanzi i lavori con operosità per darsi compimento a questo sontuoso edifizio, il quale sarà un grande monumento della gloria e della magnificenza dell’Augusto Monarca e dell’incivilimento di questa cospicua città”.

THEATer SAINT ELIZABETH 1842 - 1852

The Messina theater was an expression of the new demands of the Peloritana elite, but also of the decision of Ferdinand II and his Minister of the Interior, Nicola Santangelo, to strengthen their policy of public works with great works of art at the expense of necessary economic reforms. Therefore, the theatre was built at a time of political peace in relations between the citizens and the Bourbons. The public approved the sovereign's response of returning Messina to the "faithful city," with wider margins of cultural freedom. Granting the theater sanctioned this new political course, while simultaneously satisfying a deeply felt need for cultural spaces.

The laying of the foundation stone of the new theater of Messina, named after St. Elizabeth in homage to Maria Isabella of Spain, mother of Ferdinand II, took place on April 23, 1842. The ceremony was performed in the presence of the highest authorities. Peter Valente himself delivered the inaugural speech "that aroused the wonders of everyone; because in truth, it was novel that an architect fulfilled something so alien from his art." The construction work lasted over ten years. The work was contracted to Manganaro Antonino Company for a total sum of 140,000 onze, and was directed personally by Valente. In early 1845, in fact, Carlo Falconieri was permanently relieved of his position as "architect of details." By the beginning of 1843, they had already executed "the foundations of all the side walls of the entire portico, the vestibule, the curve of the auditorium to the mouth of the proscenium opera, leaving to be completed only the foundations of the western side of the Theater that closes the scenic stage to comprise the entire theater's foundations." The following year, the Intendant De Liguoro announced with satisfaction: "The construction of the new Theater of Messina is increasingly progressing; the outer walls, the vestibule, and the other spaces are already erected since the first scaffold, and the ambulatory and the curve of the great hall rise with the fourth order of the stages. There is no faltering in carrying forward this work industriously and accomplish this magnificent edifice, which will be a great monument of the glory and magnificence of the Augusto monarch and of the civilization of this prominent city. "


IL TEATRO SANTA ELISABETTA 1852 – 1859

L’inaugurazione del Teatro Santa Elisabetta avvenne il 12 gennaio 1852, giorno del quarantaduesimo genetliaco di Ferdinando II. La serata si apriva con Il Trionfo della Pace, azione melodrammatica di Antonio Laudamo su libretto di Felice Bisazza. Seguiva l’opera Il Pascià di Scutari, titolo imposto dalla censura borbonica al Marin Faliero di Gaetano Donizetti. Il teatro risultava affollato in ogni ordine si posti.

Erano presenti tutte le più aristocratiche e facoltose famiglie peloritane, le più note personalità artistiche e letterarie, e le autorità al completo. Michele Celesti, Intendente al Vallo, occupava il palco n. 11, mentre quello di fronte, il n. 12, ospitava il comandante della Piazzaforte, generale Giuseppe Diversi. L’Intendente era accompagnato dal Segretario ai Pubblici Spettacoli Abbagnato; era anche presente il marchese Di Gregorio Alliata, Delegato Municipale ai Pubblici Spettacoli.

Per le cronache del tempo lo spettacolo “fu semplicemente magnifico e tutto concorse a renderlo tale: la bellezza della nuova sala illuminata fastosamente a cera, la ricchezza delle belle dame, il valore degli artisti e specialmente della bellissima Sanchioli”. Il soprano Giulia Sanchioli, nel ruolo di Alina, furoreggiò nel terzo atto con l’aria d’espressione seguita dalla cabaletta “Fra due tombe, fra due spettri”. Direttore della Musica era Antonio Laudamo. “Primo violino e Maestro direttore dell’Orchestra” il celebre compositore ravennate Angelo Mariani.

THEATer SAINT ELIZABETH 1852 - 1859

The inauguration of the Saint Elizabeth Theater took place January 12, 1852, the day of Ferdinand II's forty-second birthday. The evening opened with the Triumph of Peace, a melodramatic play by Antonio Laudamo based on the libretto by Felice Bisazza. The work followed the Pasha of Scutari, a title imposed by Bourbon disapproval of Marin Faliero by Gaetano Donizetti. The theater was busy in every order and place.

All the aristocratic and wealthy Peloritana families, the most noted artistic and literary personalities, and authorities were present. Michele Celestial, Intendant of the Wall, occupied box seat n. 11, while the one in front, the n. 12, housed the commander of the stronghold, General Giuseppe Several. The Intendant was accompanied by the Secretary of Public Shows Abbagnato; also present was the Marquis Di Gregorio Alliata, Delegate to Municipal Public Shows.

From accounts of the time, the show "was simply magnificent and all contributed to making it so: the beauty of the new room lavishly illuminated with wax, the richness of the beautiful ladies, the quality of the artists and especially of the beautiful Sanchioli." The soprano Giulia Sanchioli, in the role of Alina, was the rage in the third act with an expressive aria following the cabaletta, "In two graves, between two spectres." Antonio Laudamo was the Director of Music. The "first violin and maestro orchestra director" was the famous composer Angelo Mariani from Ravenna.


IL REAL TEATRO VITTORIO EMANUELE II 1860 – 1900

Nel settembre 1860, con l’annessione al Regno d’Italia, la denominazione del S. Elisabetta fu mutata in “Vittorio Emanuele II”. L’annessione del “Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele II” fu festeggiata nel teatro affollatissimo, decorato con bandiere tricolori, con un canto del poeta liberale messinese Vincenzo D’Amore declamato dall’artista Rosaspina.

Due anni più tardi lo stesso re Vittorio Emanuele II interveniva nel teatro a lui intitolato, assistendo ad uno spettacolo dato in suo onore.

Il Teatro Vittorio Emanuele ospitò, insieme a spettacoli di varia natura, balli, operette, i generi teatrali della tragedia e del dramma borghese, ed in campo musicale soprattutto il melodramma romantico italiano, che esprimeva la cultura nazionale dell’Ottocento. Assai prediletto dal pubblico messinese fu pure il Grand Opéra francese. Al Vittorio si diede nel 1891 la prima siciliana del Lohengrin di Richard Wagner. Sul finire del secolo, vivo successo riscossero l’opera e il teatro verista.

THE Royal THEATER Victor Emanuel II 1860 - 1900

In September 1860, with the Unification of Italy, the name St. Elizabeth was changed to "Vittorio Emanuele II." The annexation of the "Kingdom of the Two Sicilies to the Kingdom of Italy under the constitutional scepter of Vittorio Emanuele II" was celebrated in the packed theater, decorated with tricolor flags, with a song by the liberal poet from Messina, Vincenzo D'Amore, declaimed by the artist Rosaspina.

Two years later the same King Vittorio Emanuele II attended the theater named after him, viewing a show given in his honor.

Teatro Vittorio Emanuele hosted various types of shows, dances, operas, genres of theatrical tragedy and bourgeois drama, and music, especially Italian romantic melodramas, expressing the national culture of the nineteenth century. French Grand Opera were also much beloved by the Messina public. In 1891, Vittorio produced the first Sicilian production of Richard Wagner's Lohengrin. By the end of the century, the theater had successfully given life to rousing opera and realist dramas.